STORIA DEL BOLOGNA CALCIO

La nascita del Bologna F.C.

Il Bologna Foot Ball Club nasce ufficialmente domenica 3 ottobre 1909 presso la birreria Ronzani in via Spaderie, come sezione "per le esercitazioni di sport in campo aperto" del Circolo Turistico Bolognese presieduto dal Cav. Sandoni, come riferito puntualmente dal Resto del Carlino il giorno successivo. Viene eletto Presidente Louis Rauch, un odontoiatra svizzero, vice Presidente Giuseppe Della Valle, segretario Penaglia, Arrigo Gradi capitano, ma l’iniziativa era stata di un giovane di origine boema arrivato a Bologna un anno prima: Emilio Arnstein, che appena giunto in città aveva cercato subito giovani che avessero la sua stessa grande passione: il calcio; informato che nella Piazza d’Armi ai Prati di Caprara (fuori Porta Saffi) giocavano dei giovanotti, per lo più studenti, che dagli abitanti della zona erano detti "quei matti che corrono dietro a una palla", si era recato sul posto per incontrarli; erano i fratelli Gradi, Martelli, Puntoni, Nanni, lo stesso Rauch e gli studenti del Collegio di Spagna: Rivas e Antonio Bernabeu, fratello di Santiago (il Presidente del mitico Real Madrid). Arrigo Gradi andava agli allenamenti con la maglia a larghi scacchi rosso e blu del collegio svizzero Shonberg di Rossbach nel quale aveva studiato e presto questi colori divennero quelli della divisa sociale. Nell’inverno del 1910 il Bologna Football Club si era reso autonomo uscendo dal Circolo Turistico, le maglie erano state modificate con strisce verticali, ma avevano mantenuto i colori originali: il rosso ed il blu. Nell’assemblea era stato eletto Presidente il Prof. Borghesani, vice Emilio Arnstein e Rauch trainer, come era chiamato allora l’allenatore. Dopo la vittoria nel Campionato Emiliano vinto nettamente in due partite giocate nello stesso pomeriggio contro la Sempre Avanti (10-0) e la Virtus (9-1), venne organizzata nel maggio del 1910 un’importante amichevole con l’Inter Campione d’Italia che i milanesi vinsero solo nel finale per 1-0 davanti a un pubblico entusiasta e numeroso; la bella figura fatta diede al Bologna il diritto di iscriversi per la prima volta a un campionato nazionale: 1910/11. L’avventura iniziò con alcuni piazzamenti nei gironi regionali; nel frattempo il Bologna trasferì il suo campo di gioco prima alla Cesoia il 26/2/1911, poi allo Sterlino, inaugurato il 30/11/1913 con l’incontro Bologna-Brescia terminato 1-1. I fratelli Emilio e Angiolino Badini divennero i giocatori simbolo di quell’epoca, Emilio fu il primo giocatore del Bologna ad indossare la maglia della Nazionale Italiana e Angiolino fu per anni una sorta di capitano-allenatore e a lui fu poi dedicato il campo dello Sterlino. La guerra interruppe l’attività, si giocarono solo amichevoli e tornei organizzati alla meglio. Alla ripresa si ripartì con rinnovato slancio e in poco tempo il Bologna entrò nella ristretta cerchia delle squadre che contano: fu decisivo l’ingaggio dell’allenatore danubiano Felsner che diede un impulso determinante alle ambizioni del Bologna.

Il primo scudetto

Dopo una finale scudetto persa nel Campionato 1920-21 con la Pro Vercelli, ci fu l’esordio di Angiolino Schiavio (detto Anzlén) nel 1922 e, dopo una finale scudetto persa nel 1924 con il Genoa, nel 1924-25 arrivò il primo scudetto della storia rossoblu: l’avversario è sempre il Genoa che capitola solo al quinto incontro (2-0) disputato a Milano a porte chiuse per evitare il ripetersi di incidenti tra le tifoserie, piuttosto focose nelle partite precedenti. Il Bologna gioca per la prima volta con le maglie verdi con colletto filettato rossoblu ed è un trionfo con i gol di Pozzi e Perin. La finalissima con l’Alba Roma è solo una formalità: 4-0 a Bologna e 2-0 a Roma. Nel frattempo, visto l’entusiasmo sempre crescente dei bolognesi, per iniziativa del gerarca locale Arpinati, uomo molto in vista del regime, si costruì il nuovo Stadio del Littoriale per contenere le ormai migliaia di tifosi rossoblu: il 29 maggio 1927 fu inaugurato con l’incontro della Nazionale Italiana (2-0 alla Spagna del mitico Zamora), ed il 6 giugno si disputò la prima partita in campionato e fu subito vittoria contro i tradizionali avversari genoani: 1-0 con rete di Martelli. Angiolino Schiavio era già il giocatore simbolo del Bologna e, dopo altri campionati persi per un nonnulla (come nel 1926 e nel 1927, scudetto revocato al Torino per illecito e non assegnato al secondo classificato, il Bologna, perché il Presidente Federale - nel frattempo era stato eletto il bolognese Arpinati - non volle dare adito a sospetti di favoritismo), il Bologna arrivò al secondo scudetto nel 1929 dopo una finalissima a Roma (città che ci porterà bene anche nelle finali successive) contro il Torino: 1-0, gol di Muzzioli su passaggio di Schiavio, autore di un’azione irresistibile. Inizia il mito del Bologna e dei suoi gioielli: oltre a Schiavio, il portiere Gianni detto "il gatto magico" per le sue doti acrobatiche, Della Valle goleador implacabile, Perin abile centrocampista; nasce in quel periodo il celebre detto: "Il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa".

I trionfi europei e la serie di scudetti

Il Bologna inaugura l’era dei campionati a girone unico nel 1929-30 con lo scudetto sulla gloriosa maglia e, anche se gli scudetti dei primi anni ’30 sono tutti juventini, i rossoblu non stanno certo a guardare. Arrivano nuovi giocatori dal Sudamerica (su tutti Fedullo e Sansone, poi Andreolo, il goleador Reguzzoni, Monzeglio, Montesanto) ed il Bologna vince nel ’32 la Coppa Europa, con allenatore Lelovich subentrato a Felsner nel gennaio 1931, e nel 1934 ripete l’impresa battendo in finale l’Admira Vienna. Sono tempi di cambiamento a livello societario, che si stabilizzano con la nomina, prima a Commissario Straordinario poi a Presidente, di Renato Dall’Ara, un industriale reggiano, personaggio scaltro, godereccio e poco propenso a spendere, ma che otterrà grandissimi risultati nella sua straordinaria presidenza che durerà 30 anni! L’Italia diventa campione del Mondo nel ’34 con un gol di Schiavio in finale ed inizia con il campionato 1935-36 un periodo d’oro: ben 4 scudetti (1936,1937,1939,1941) ed un prestigioso Trofeo dell’Esposizione vinto a Parigi con una fantastico 4-1 sul Chelsea in finale. Nell’ottobre del ’38, ritorna Ermanno Felsner, l’allenatore dei primi scudetti, perché le leggi razziali impongono all’ebreo Arpaid Veisz (vincitore di 3 scudetti) di lasciare l’Italia per seguire un tragico destino. Il Nazionale Ceresoli ha preso il posto di Gianni in porta e nasce calcisticamente l’astro Amedeo Biavati, l’inventore del "passo doppio": una finta in corsa che sbilanciava l’avversario e gli permetteva di crossare con precisione per la testa di Puricelli o le chiusure a rete di Reguzzoni; diventa Campione del Mondo nel 1938 e raccoglie il testimone lasciatogli dall’altro bolognese Schiavio che si ritira dopo essere stato il simbolo del Bologna per 18 anni ed aver ottenuto un record ineguagliato: 242 gol.

Nel dopoguera si ricomincia da sei

Con l’avvento della II Guerra Mondiale finisce un’epoca e il dopoguerra ricomincia da Renato Dall’Ara, riconfermato alla guida della società. Nel 46-47 c’è l’illusione di essere tornati grandi: 7 partite senza subire gol con in porta prima Ferrari poi Vanz, ma la netta sconfitta contro il Grande Torino (4 a 0) ci riporta alla realtà e il 5° posto finale non è da disprezzare. C’è un cannoniere lunatico, estroso e irresistibile nelle giornate di vena: Gino Cappello, che in coppia con il bolognese Cervellati consola con le sue giocate il pubblico bolognese dal susseguirsi di campionati mediocri. Il Bologna si piazza sempre dietro le squadre dell’asse Milano–Torino e in un paio di occasioni si sfiora perfino il dramma della B. L’acquisto di Pivatelli, che diventa cannoniere nel 55-56 con 29 reti in 30 partite, ed il giovane Pascutti, che al suo esordio segna subito un gol a Vicenza, fanno da contraltare negli anni seguenti a giocatori stranieri che falliscono clamorosamente come Vukas, Maschio e Vinicio; sono gli anni della decisa contestazione al Presidente Dall’Ara che viene sovente accusato di non spendere abbastanza e di gestire la società in modo dittatoriale.

Così si gioca soltanto in paradiso: e sette!

Ma agli inizi degli anni ’60, con l’arrivo di Bernardini, si profila all’orizzonte la squadra vincente: tassello dopo tassello, ai già affermati Pascutti e Pavinato si aggiungono i giovani Bulgarelli e Fogli ed il Dottore (così era chiamato Bernardini, per la sua cultura e competenza), che all’inizio era in continua polemica con il Presidente per via del gioco (a parere di Dall’Ara bello ma poco redditizio) conquista sul campo Bologna e i suoi tifosi con due campionati all’insegna del bel gioco, al punto da far esclamare all’allenatore rossoblu, al termine di una partita vinta in modo perfetto per 7-1 sul Modena: "Così si gioca solo in Paradiso!". Era il campionato 62-63, che fa registrare il record di Pascutti che segna consecutivamente per le prime 10 giornate (12 gol). Con l’arrivo del fuoriclasse tedesco Helmut Haller e la definitiva consacrazione del giovane centravanti danese Harald Nielsen (detto Dondolo), si pongono le basi del trionfo dell’anno successivo. Il problema del portiere viene risolto con l’acquisto del nazionale Negri e nel campionato 63-64 saranno gioie e dolori. Dopo un inizio stentato, il Bologna infila una serie di vittorie che lo portano al comando dopo il 2–1 di S.Siro sul Milan, ma pochi giorni dopo scoppia il caso-doping: 5 giocatori (Pavinato, Fogli, Tumburus, Perani e Pascutti) vengono trovati positivi. I giocatori, l’allenatore e il medico vengono squalificati ed il Bologna viene penalizzato di tre punti. La reazione della città è quella di chi sa di subire un’ingiustizia da parte dei potenti; scendono in campo le forze politiche e sociali e soprattutto la gente comune: tutta la città è unita. Le controanalisi dimostrano l’innocenza dei giocatori e i 3 punti vengono restituiti; il campionato finisce con Bologna e Inter (Campione d’Europa) appaiati al primo posto. Si rende necessario lo spareggio a Roma il 7 giugno ’64. Tre giorni prima muore improvvisamente il presidente Renato Dall’Ara, mentre discute nella sede della Lega con Moratti, Presidente dell’Inter, i dettagli per lo spareggio. Il Bologna gioca una partita attenta tatticamente e vince per 2-0 con reti di Fogli e Nielsen: è il settimo scudetto! Un giornale titola: "Lui ha visto ed è stato felice!".

Un po’ di coppe e poi il lento declino

Il dopo scudetto è un’annata infelice: il confronto con l’Anderlecht in Coppa dei Campioni si risolve a favore dei belgi nello spareggio di Barcellona per lancio della monetina e in campionato è un’altalena di risultati che alimentano polemiche e dualismi nella squadra (vedi Haller e Nielsen) e allontanano i tifosi delusi; viene esonerato Fulvio Bernardini, si ricomincia con un nuovo allenatore (breve parentesi di Scopigno, poi Carniglia) ed i risultati non mancano: 2° e 3° posto. Poi ogni anno la squadra perde un pezzo di "quelli del ’64" e i ricambi non sono sempre all’altezza: Bulgarelli resta, ma vengono ceduti prima Nielsen, poi Haller, mentre Pascutti deve smettere, come Negri, per gli acciacchi dell’età. Si alternano gli allenatori e i presidenti per arrivare alla fine degli anni ’60 con Edmondo Fabbri in panchina e una Coppa Italia vinta con il Torino (2-0) con doppietta di Savoldi, che viene replicata nel ’74 in una finale vinta ai rigori sul Palermo (sempre a Roma, e tre finali vinte!). Nel ’75 finisce la sua carriera Giacomino Bulgarelli: la bandiera, dopo 17 anni passa il testimone a Eraldo Pecci, un romagnolo cresciuto nel vivaio, che appena impostosi come centrocampista di grande personalità viene ceduto frettolosamente dal Presidente Conti al Torino, e non sarà l’ultimo!. Il nuovo idolo di Bologna, il cannoniere Giuseppe Savoldi e verrà ceduto al Napoli per la cifra da capogiro di 2 miliardi! I tifosi non perdonano al Presidente Conti la politica della cessione dei pezzi migliori, l’allenatore Pesaola guida la squadra in campionati mediocri, e così cresce il malcontento di chi non accetta piazzamenti anonimi della squadra. Dopo una serie di campionati tra il 5° e 8° posto iniziano i brividi, con salvataggi in extremis di cui è artefice Cesarino Cervellati, chiamato spesso a sollevare le sorti del Bologna quando tutto sembra ormai compromesso. Nel 78-79 ci si salva pareggiando 2-2 in modo rocambolesco in casa con il Perugia, ed è anche l’ultima partita nel Bologna di un altro giocatore simbolo: Tazio Roversi. Nel 79-80 se ne va il presidente Conti e subentra Tommaso Fabbretti: allenatore Perani e ritorno di Beppe-gol Savoldi; sarebbe un campionato onorevole se la squadra non fosse coinvolta nel calcio scommesse e punita nel campionato successivo con la penalizzazione di 5 punti. La stagione 80-81 vede allenatore Radice e nonostante la penalizzazione sarà un buon 7° posto finale e tante vittorie importanti: Inter, Juve a Torino… Nulla lascia prevedere quello che sta per succedere, ma in estate la squadra viene smantellata, Radice se ne va, cominciano i guai giudiziari del Presidente e così… 

All’inferno e ritorno per due volte

L’anno 1981-82 è serie B. Per la prima volta nella storia, il Bologna subisce l’onta sportiva di una retrocessione che purtroppo non sarà l’unica: l’anno dopo sarà seguita da quella in serie C! È troppo anche per Angiolino Schiavio, che dalle colonne del quotidiano cittadino scrive un articolo di fuoco, dove esprime tutto il suo sdegno verso coloro che hanno permesso che la gloriosa società rossoblu cadesse così in basso. Dopo l’immediata e dovuta risalita in B, seguono alcuni campionati con tentativi di conquistare la serie A senza esito, fino al campionato 1987-88 con Presidente Corioni, che impone un allenatore sconosciuto, Gigi Maifredi, che vincendo lo scetticismo generale porta uno spumeggiante Bologna in serie A dalla porta principale: un meritato primo posto con spettacolo e gol. In serie A, dopo un inizio difficile, il Bologna si salva con tranquillità e l’anno seguente Maifredi conquista l’Europa prima di lasciare Bologna, per rispondere al richiamo della sirena Juventus. Ma nel ’90-91 si ritorna al passato: è un campionato che inizia male con Scoglio allenatore e si trascina fino alla fine con infortuni a ripetizione e pochezza tecnica; nonostante Radice le provi tutte, si finisce in B, uniche soddisfazioni alcune belle partite con rimonte casalinghe in Coppa Uefa. Dopo due stagioni dove rifioriscono speranze di rinascita, con l’illusione che un Presidente bolognese (Gnudi), con l’appoggio di Gruppioni, ci riporti presto in A, si ricade di nuovo nell’inferno della C per arrivare al fallimento del glorioso Bologna nel 1993.

La rinascita del Bologna FC

Dalla sentenza del tribunale rinasce il Bologna FC 1909, Presidente Giuseppe Gazzoni Frascara ed il campionato di serie C 1993-94 con Zaccheroni allenatore e Pecci direttore sportivo nasce pieno di speranze che s’infrangeranno nei play-off contro la Spal. Al secondo tentativo la coppia Oriali-Ulivieri subentrata a Reja–Pecci, centra l’obiettivo: la risalita in B e immediatamente dopo, nel 1995-96, si festeggia la promozione in serie A con il gol di Bresciani in Bologna–Chievo. Il primo anno di serie A è quasi trionfale: settimo posto in classifica e buon gioco, ed eliminazione in semifinale di Coppa Italia da parte del Vicenza. L’anno seguente, il quarto consecutivo di Ulivieri, è altrettanto buono con l’ottavo posto che dà diritto a partecipare al torneo Intertoto; ma è anche l’anno di Roberto Baggio, ingaggiato a sorpresa con un’abile operazione di mercato da Oriali e Gazzoni all’insaputa dell’allenatore, che faticherà inizialmente ad inserirlo negli schemi, ma che dopo qualche polemica troverà un equilibrio che porterà il Bologna in Europa, Baggio prima ai Mondiali di Francia poi all’Inter e Ulivieri al divorzio. Nel campionato 98-99 il Bologna di Carletto Mazzone, il nuovo allenatore scelto da Oriali prima di andarsene, sostituito da Oreste Cinquini, vince l’Intertoto e inizia una fantastica cavalcata europea, raccogliendo ovunque consensi unanimi, e fermandosi alle soglie della finale di Coppa Uefa, eliminato dal Marsiglia, con un rigore dubbio a pochi minuti dalla fine. Analoga sorte ci toccherà in Coppa Italia, sempre eliminati in semifinale (dalla Fiorentina) questa volta per un rigore netto non concessoci nel finale. In campionato dopo un inizio stentato il Bologna trova un buon equilibrio in campo con Binotto e Fontolan esterni e Beppe Signori goleador ritrovato; la stagione si chiude trionfalmente con la vittoria sull’Inter nello spareggio per entrare in Europa.

L’era Guidolin

Nella stagione 1999-2000 lo staff dirigenziale decide di affidare la squadra a Sergio Buso, allenatore della Primavera ed ex portiere rossoblu degli anni’70. L’inizio è incoraggiante in Uefa, ma deludente in campionato: si corre ai ripari richiamando Andersson (ceduto in estate alla Lazio), ma alla settima giornata, con 7 punti conquistati, si chiude l’esperienza di Sergio Buso, un allenatore preparatissimo, grande conoscitore di tattica e di uomini che non ha trovato un’immediata applicazione delle sue teorie; la squadra stenta nei risultati, ma soprattutto nel gioco: l’unica vittoria il 3 ottobre 1999, giorno del 90° compleanno del Bologna: 2-0 al Lecce. Si riparte con Francesco Guidolin, nato lo stesso giorno e mese del Bologna, ex calciatore rossoblu, nonché nostra bestia nera dai tempi di Vicenza. Il tecnico è razionale e concreto, la persona, seria e puntigliosa; il suo esordio è vincente in campionato e in Europa, poi c’è l’amara eliminazione da parte del Galatasaray in Uefa e dell’Inter in Coppa Italia. In campionato è un susseguirsi di risultati altalenanti con vittorie a ripetizione in casa e altrettante sconfitte in trasferta, la difesa del Bologna è una delle meno perforate, ma l’attacco è uno dei meno prolifici della serie A; risultato: una classifica sempre a metà strada tra i sogni (l’Europa) e il fondo classifica. Si ha l’impressione che gli infortuni a catena di Binotto, Ventola e Fontolan e l’età media dei protagonisti abbiano inciso profondamente sul rendimento complessivo: i ripetuti tentativi di dare un assetto soddisfacente al centrocampo rossoblu non sortiscono gli effetti sperati, anche i rinforzi subentrati nel corso dell’annata non danno la svolta al campionato del Bologna, che si può definire di transizione; la certezza su cui contare è Beppe Signori che raggiunge il traguardo dei 151 gol. Conclude una grande carriera Giancarlo "Ciccio" Marocchi, l’ultima bandiera rossoblu. Un anno contraddittorio, il secondo dell’era Guidolin (2000/01). Il Bologna inizia il campionato con una partenza sparata, ogni obiettivo sembra alla portata. La squadra gioca bene e ottiene grandi risultati. Addirittura il pubblico vede cadere squadre come il Milan, il Parma e la Lazio sotto i colpi dei giovani rossoblù. A fare da guida il solito Giuseppe Signori, che alla fine scriverà 16 nel suo personale score di reti. A metà campionato, il Bologna rallenta ma rimane sempre in corsa per l’obiettivo europeo fino al crollo nelle ultime decisive sfide-Uefa. Finirà nono, insieme alla Fiorentina. Un anno di luci e ombre, ma che lancia nel grande calcio giovani di notevole talento come Gamberini e Cipriani. Nell’estate 2001 Guidolin, spronato dal vento della contestazione che induce Gazzoni ad abbandonare la presidenza cedendo la poltrona a Renato Cipollini, forgia un Bologna a sua immagine e somiglianza: squadra tosta, tatticamente organizzatissima, che ha nel dna lo spirito del gruppo che non si arrende di fronte alle vicissitudini. Una serie impressionante di infortuni a catena, che colpisce - tra gli altri - Signori, Locatelli, Macellari e Cipriani, non tarpa le ali ai rossoblù, che grazie agli innesti azzeccati di Pecchia, Fresi e Zauli e alla crescita di Julio Cruz, fino all’ultimo vagheggiano un posto in Champions League, prima della beffa finale di Brescia, quando, per una serie concatenata di risultati avversi, sia la Champions che la Uefa svaniscono al fotofinish. Resta un esaltante settimo posto con 52 punti, cui fa da contraltare l’amara consolazione dell’Intertoto. Ma anche la certezza del grande valore tecnico e psicologico del lavoro svolto da Guidolin, che in tre anni ha saputo costruire un gruppo caratterialmente forte, legato da un solido legame d’affetto con la città, e con un futuro assicurato. Concetti ribaditi nella prima parte della stagione seguente, nonostante alcuni pezzi pregiati siano partiti. Si registra però il recupero di Locatelli e il ritorno di una vecchia conoscenza, Michele Paramatti. Dopo un Intertoto positivo (contro il Teplice è goleada), perso però in finale contro il Fulham, il girone di andata in campionato fa registrare un record storico per il Bologna (sette vittorie nelle prime sette partite casalinghe) e si chiude con 27 punti (come nel precedente torneo). La piazza, nonostante il mancato approdo alla Uefa e la prematura uscita di scena in Coppa Italia, ha fatto il gusto ai successi al Dall’Ara, ma il 2003 sarà avaro di soddisfazioni: in un girone di ritorno da appena 14 punti, a brutte sconfitte contro squadre impegnate nella lotta per la salvezza fanno da contraltare ottime prestazioni contro le prime della classe, non premiate dal risultato per colpa di una vera persecuzione che vede i rossoblù subire parecchi gol decisivi proprio allo scadere. Le delusioni contagiano la curva che torna nuovamente a contestare, a causa di cinque mesi sfortunati che hanno avuto l’effetto di offuscare un anno e mezzo di vera ribalta.

Il ritorno di Mazzone

Alla vigilia del campionato successivo, Guidolin decide di abbandonare una piazza che non lo apprezza più. Gazzoni e Cipollini richiamano in rossoblù Carlo Mazzone, l’allenatore dell’esaltante stagione delle semifinali di Uefa e Coppa Italia: un autentico beniamino dei tifosi. Il tecnico romano non si tira indietro e accetta di buon grado di aiutare i dirigenti rossoblù, rimasti senza coach. La squadra, però, è molto rinnovata e Mazzone deve conoscerla e rodarla: un lavoro che svolge nel corso del girone d’andata, durante il quale, anche a causa di una serie di infortuni importanti, i risultati sono avari. Concluso il nefasto 2003, l’anno nuovo si apre nel modo migliore, con l’acquisto di Nakata e con due sequenze di tre vittorie consecutive (cadono, tra le altre, Lazio e Roma) che rimpolpano la classifica rossoblù; la squadra può tagliare con anticipo il traguardo della salvezza. A questo punto, Beppe Signori vuota il sacco e annuncia il suo addio al calcio italiano, dopo 188 gol in 344 partite di Serie A: il caloroso saluto "Dall’Ara" commuove fino alle lacrime uno dei più grandi bomber di sempre, tre volte capocannoniere del campionato. Intanto Mazzone rinnova con il Bologna per un’altra stagione, che potrà impostare fin dall’inizio, dal ritiro pre-campionato: i risultati si vedranno e, dopo un avvio non privo di difficoltà, la squadra risale la china con una serie di quattordici partite con una sola sconfitta, toccando il settimo posto in graduatoria. A fine stagione, però, qualcosa inizia a girare storto e nelle ultime giornate i rossoblù scivolano gradualmente, anche a causa di una classifica molto corta nella quale tantissime squadre fluttuano ai margini della zona a rischio: proprio all'ultima giornata, Nervo (festeggiato nel frattempo al raggiungimento delle 300 presenze in campionato con la maglia del Bologna) e compagni si trovano a condividere la terzultima posizione (mai occupata nel corso di tutto il campionato) con Fiorentina e Parma. Per la classifica avulsa, sono le emiliane a doversi giocare la salvezza agli spareggi: la vittoria di misura al "Tardini" nella gara di andata viene vanificata al ritorno, quando il Parma passa al "Dall'Ara" per 0-2: è retrocessione. Nemmeno la strenua battaglia giudiziaria condotta dal patron Gazzoni (nel mirino le irregolarità economiche di alcune società) riesce a restituire la Serie A. Il Bologna viene affidato al tecnico Renzo Ulivieri: un graditissimo ritorno.

Il Bologna a Cazzola

Vani gli sforzi di Gazzoni per ottenere il ripescaggio in A: il principale azionista decide quindi di cedere la società, che dopo le prime giornate del campionato cadetto 2005/06 viene rilevata da Alfredo Cazzola, nuovo Presidente del Bologna, assieme ai soci Menarini e Bandiera (quest'ultimo già al fianco di Gazzoni). Renato Zaccarelli è l'uomo cui Cazzola affida la gestione tecnica della squadra: al posto di Ulivieri viene ingaggiato Andrea Mandorlini e in gennaio arrivano i rinforzi: Zauli, Marazzina, Mingazzini e Nervo, che dopo una breve parentesi a Catanzaro torna ad essere la bandiera della squadra. Chiusa l'andata a metà classifica, si tenta una clamorosa rimonta verso la zona play off, ma solo dopo il ritorno in panchina di Ulivieri la marcia diventa inarrestabile e il sogno promozione svanisce di un soffio all'ultima giornata. Lo scandalo Calciopoli sembra poter restituire il maltolto: la Serie A; si scopre che la retrocessione di un anno prima era frutto delle manovre sporche di dirigenti federali, vertici societari e arbitri collusi, ma le sentenze sono morbide e la squadra rossoblù viene ulteriormente danneggiata: deve ripartire ancora dalla B, con l'obiettivo di conquistare sul campo la massima serie.

Il ritorno in A e il passaggio ai Menarini

Sogno diventato realtà il primo giugno 2008, quando al termine di una cavalcata avvincente la squadra guidata da Daniele Arrigoni festeggia la promozione in Serie A all'ultima giornata di campionato, battendo 1-0 il Pisa con un rigore di Marazzina, bomber da 23 reti: secondo posto in classifica con 84 punti, uno in meno del Chievo. Evento festeggiato con l'abbraccio di una marea di tifosi, prima allo stadio Dall'Ara e poi in Piazza Maggiore. Il 12 settembre, dopo l'esordio col botto nel campionato di A 2008-09 (vittoria a San Siro sul Milan dei Palloni d'Oro), la società passa da Alfredo Cazzola alla famiglia Menarini: la figlia di Renzo, Francesca, è il venticinquesimo Presidente del Bologna, prima donna a rivestire la carica.