ARPAD WEISZ

 

L'UOMO CHE COSTRUI' IL GRANDE BOLOGNA DEGLI ANNI '30

 

Arpad Weisz fu uno dei migliori, se non il migliore, allenatore della sua epoca. Aveva cominciato la sua strepitosa carriera nell'Inter ove aveva fatto esordire Peppino Meazza e vinto lo scudetto nel 1930. Ma il suo vero capolavoro era stato la costruzione del grande Bologna che "tremare il mondo fa". Poi, le Leggi Razzaili lo costrinsero a scappare in Olanda, ove fu rastrellato insieme alla famiglia e avviato ai lager. Dai quali non sarebbe tornato.

 

Il nome di Arpad Weisz è stato a lungo rimosso dalla storia del calcio italiano. Eppure si tratta di uno dei migliori allenatori che abbiano operato sui campi della penisola nel periodo tra le due guerre. Il nome di Weisz è indissolubilmente legato al Bologna che "tremare il mondo fa", lo squadrone che nel corso degli anni '30 segnò un'epoca sia in Italia che in Europa. Nato a Solt, nei pressi di Budapest, nel 1896, arrivò in Italia nel 1924 per indossare la casacca del Padova. Un grave infortunio lo spinse presto ad abbandonare e ad abbracciare la carriera di allenatore. Nel 1926 arrivò all'Inter, squadra che da qualche anno era entrata in una fase critica, caratterizzata da una penuria di risultati che aveva infine spinto la dirigenza ad operare una netta sterzata. E proprio l'ungherese era stato individuato come l'uomo adatto ad aprire un nuovo ciclo, capace di riportare i nerazzurri al vertice. Weisz, prima di arrivare nel nostro paese, aveva girato il mondo e, soprattutto, era entrato in contatto con le metodologie in voga in paesi allora all'avanguardia, come Argentina e Uruguay, adottandone le parti che meglio potevano essere adattate al nostro calcio. E con lui, l'Inter tornò presto a volare, grazie soprattutto alle prodezze di un ragazzino scovato dal tecnico nelle minori, tal Giuseppe Meazza che, a suon di reti e prodezze, si era immediatamente segnalato come un vero e proprio fuoriclasse. Nel 1929-30, l'Inter era riuscita a vincere così il suo terzo scudetto, l'ultimo prima dello straordinario quinquennio della grande Juventus e il primo nei tornei a girone unico. Nel 1935, Weisz si trasferì a Bologna e, proprio con i felsinei riuscì ad interrompere la dittatura bianconera, vincendo due scudetti di fila. Ai successi nazionali fecero presto seguito quelli in campo internazionale, tra i quali va segnalata la Coppa dell'Esposizione, una sorta di Coppa dei Campioni ante litteram, nella cui finalissima il Bologna distrusse il Chelsea, con un 4-1 che non ammetteva recriminazioni di sorta. Era quello il punto più alto della carriera sportiva di Weisz o, perlomeno, il punto più alto che l'evolversi della situazione politica italiana gli avrebbe consentito. Anche l'Italia ormai, era entrata nella parte più buia della propria storia, elaborando quelle Leggi Razziali che sarebbero rimaste a perenne testimonianza della vergogna rappresentata dal regime fascista. L'allenatore ungherese, fu costretto nel gennaio 1939 a prendere la propria famiglia, la moglie Elena e i figli Roberto e Clara, e a fuggire verso Parigi, nella speranza di trovare una squadra da allenare che non si sarebbe mai realizzata. Anche la Francia era stata ormai contagiata dalla pazzia nazista ed era impregnata da un antisemitismo estremo del quale fu pessimo esempio quell'Alexandre Villaplane che era stato capitano della nazionale francese ai mondiali del 1930 e che nel 1940 sarebbe addirittura diventato collaboratore della Gestapo. Quello che era stato uno dei migliori allenatori della sua epoca, dovette perciò scontrarsi con un muro di ostilità che fece svanire qualsiasi possibilità di una offerta di lavoro. L'offerta arrivò invece dall'Olanda, da una squadretta di periferia, il Dordrechtsche e Weisz non se la fece scappare, sperando che potesse essere l'inizio di una sorta di rinascita. Il Dordreschte era una delle più antiche società olandesi, ma non aveva mai raggiunto grandi risultati. Quando ne prese le redini, si trovava in piena lotta per non retrocedere e in effetti la salvezza arrivò soltanto grazie ad uno spareggio. Nell'anno successivo, però, la cura Weisz cominciò a produrre i suoi effetti portando la squadra ad un ottimo quinto posto, impreziosito dal successo contro il Feyenoord. Nel 1940, però, i nazisti occuparono l'Olanda e il cerchio malefico voluto dal nazismo intorno agli Ebrei cominciò a stringersi anche per coloro che erano riusciti a riparare in quel paese illudendosi di potervi trovare la salvezza. Weisz riuscì anche nel torneo successivo a portare il Dordreschte al quinto posto, ma il 29 settembre del 1941 arrivò il diktat nazista in base al quale l'ungherese non poteva più esercitare il suo mestiere. La cittadina si strinse intorno alla famiglia, permettendogli di sopravvivere, ma senza avere la possibilità di trovare i soldi necessari all'espatrio. Il 2 agosto 1942, l'intera famiglia Weisz fu rastrellata e avviata ai campi di concentramento. La prima tappa fu Westerbork, dove rimasero sino al 2 ottobre, per poi salire sul treno per Birkenau, ove il capofamiglia fu diviso dalla moglie e dai figli per essere avviato al lavoro in Alta Slesia. Il 5 ottobre 1942, Clara Weisz e i figli Roberto e Clara furono uccisi ad Auschwitz. Arpad Weisz sopravvisse grazie alla sua forte fibra sino al 31 gennaio 1944. Le Leggi Razziali volute da Mussolini avevano prodotto le ennesime vittime.